Roar





Guardatemi bene.
Lo so, l’immagine è sfocata, ma dovreste leggere qualcosa nei miei occhi. Un carattere scritto già scheggiato, ma chiaro. Un vetro incrinato ma non rotto in cui è stata scritta una parola.

La mia è una storia di salvezza. Sono una tigre siberiana. Mi chiamo Filippa. Sì, forse non è un nome da tigre, ma chi se ne frega. Tanto appena trovo le mie simili, ho già deciso il nome con cui mi battezzerò tuffandomi in un acquitrino, l’acqua che per voi esseri umani è sporca e fangosa, per me sarà pura e cristallina.

Due anni fa, hanno ucciso la mia mamma. Ognuno ha i suoi problemi. Voi uomini dal cuore buono avete i vampiri emotivi che vi stressano e vi prosciugano l’energia, avete i manipolatori, i dittatori narcisisti, le mine antiuomo travestite da democrazia, le frustrazioni personali travestite da politica. Noi abbiamo i bracconieri. Mi hanno trovato che ero piccola. Non sapevo se fidarmi, le mie ferite emotive un po’ le dovreste aver provate anche voi. Vi allungano una mano e voi soffiate e mordete, perchè è meglio difendersi comunque, anche da chi vuole solo salvarci.

Per fortuna gli uomini dal cuore buono, non si sono fermati al mio soffio di cucciolo spaurito. E mi hanno presa. Sapete, a volte è necessaria un pochino di autorità, piuttosto che far mettere nei guai una sprovveduta. Come ero io.
Mi hanno curato, con amore, mi hanno dato un nome. Mi piace, per carità, ma se a volte incrocio uno specchio d’acqua e mi guardo, vedo un essere sempre più possente. Io ho già deciso il mio nome.

Qualche giorno fa gli uomini dal cuore buono, mi hanno chiuso dentro una gabbia. E io sinceramente non ho capito. Mi sono riprese le paranoie. Io avevo una mia distinzione in testa. Per voi la vita è un fiume di esseri umani con tantissimi alvei. Avete tanti tipi di persone per bene e tanti tipi di esseri ignobili. Il mio mondo è più semplice, o sei un uomo dal cuore buono, o sei un bracconiere.

Ho avuto paura, guardavo fuori dalla feritoia della gabbia, una giornata di maggio in Russia non può dirsi proprio calda, ma io dentro di me sentivo calore, sentivo profumi che mi richiamavano qualcosa dei miei padri, dei miei nonni, della mia mamma. Dallo spiraglio emergevano posti che in altre vite da tigre conoscevo a memoria. I miei posti. Solo che stavolta mi hanno portato in una riserva protetta, mi hanno promesso che nessuno mi farà del male e io mi fido delle promesse degli uomini dal cuore buono.

Hanno aperto la gabbia, non volevo uscire, ma poi qualcosa di più forte, della paura, del sangue raffreddato dal panico, dei fantasmi dei fucili dei bracconieri. Qualcosa è arrivato. Qualcosa che mi ha detto che io sono oltre tutto questo, sono balzata fuori dalla gabbia, con uno sguardo affamato di vita nuova e vecchia insieme.

Ora guardatemi bene, uomini. Imparate da me. Io ho scelto di affrontare la vita d’istinto, io ho scelto di non fare la tigre da salotto e non sarò addomesticata in un circo. Io ho scelto di affrontare il “fuori”. E voi? Dove siete voi adesso? Quale circo vi fa saltare nel cerchio di fuoco, quale uomo vi impone il suo volere arbitrario? Mentre ci pensate, io a maggio del 2017 sono diventata nuovamente una tigre. E non mi chiamo più Filippa. Ma Roar. Nella mia lingua vuol dire libertà, adesso svelatemi come si dice libertà nella vostra. Datele un nome.


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