Fata Morgana


La fata Morgana è una forma insolita di miraggio. Per il suo realismo può essere scambiato per vera e propria realtà, anche perchè, contrariamente al classico miraggio, si muove e sembra animato. La tradizione dice che fosse talmente realistico, da indurre a morte i marinai che lo vedevano per mare.
Una realtà complessa e semplice, un gioco di ombre e luci per cui rimani stordito e guardi come sotto effetto di allucinogeni. La fata Morgana, può mostrarsi in varie forme e nel corso del tempo presentarsi a chi ha sangue misto ad acqua di mare o sabbia. A chi impara a misurare il tempo salato o polveroso, come fanno le clessidre.

Può portare via definitivamente una persona che irrimediabilmente sceglierà di varcare confini inaccettabili da un sano di mente. Perchè sono strade di corruzione e clientelismo, un bellissimo panorama pagato a prezzo dello sfregio, della legge del più forte. Perchè mentre si ha l’impressione che il miraggio dorma, in realtà lui guarda e se parli male di alcune sue parti, la testa sa tutto, la coda a volte agisce.
Il miraggio può essere ovunque, spesso però riproduce città, splendide, struggenti, bellissime città. Sotto incantesimo. Se tu vi entri dentro, sarai un animale del posto, respirerai l’aria mefitica del demonio e delle pestilenze secolari, sentirai spiriti arabi e normanni ragionare e convivere contro ogni legge moderna, ti sembrerà di vivere nella culla del sapere e della memoria, ma è un attimo, il normanno sparisce per dare posto ad una belva sanguinaria apparentemente placida. Involontariamente chiamata Gattopardo.

Un termine senza tempo, una veste con cui elegantemente si è giustificato l’ozio, il sollazzo, lo scialo, lo scialare. Un termine con cui sorridendo si sono fatti favori che sanno di ruggine, perchè servono a non far cambiare il meccanismo, anzi ad incancrenirlo. E i nuovi orologiai della città miraggio, le regole devono saperle prima di far girare le lancette. Anzi, prima di sedercisi sopra e fermarle. Ma non sempre ci riescono, a volte gli orologi ripartono e la fata Morgana si muove, ed ecco che sì, l’immondizia è ovunque, ma anche la bellezza, lo sporco e la poesia convivono.
Se dovessimo parlare di una femmina, diremmo che è bellissima guardata davanti, tanti vogliono arrivare dal mare e goderne la bellezza estasiati, ma poi sembra, sembra, che chi la possiede davvero le ha visto il culo. E allora gli piace tanto prenderla da dietro, e lei pare che resiste, a volte schiaffeggia e tira calci, si fa male. A volte forse si fa fare tutto, perchè...non si sa perchè. Non si sa. Chi la ama davvero ha due strade, stentare e lavorarci, aver fortuna e viverci. Ho detto due? ce n’è una terza.

Quella di chi capisce il miraggio e va via, perchè non basta, non basta più. Allora lavori altrove, vivi altrove, ami altrove, spargi il seme altrove. E cerchi di trasmettere a figli di sangue mischiato, cosa era per te quella terra fatta tutta di sangue mischiato, di contraddizioni dove niente è quello che sembra, dove tutto è quello che non è. 
E allora Capaci, via D’Amelio, ma anche altre vie che la memoria della città stravolge e modifica, ma manco si ricorda più chi ci è morto.
Ma voi credete che chi se ne va è felice? Intanto la fata Morgana trattiene anche mentre te ne vai, perchè poi lo capisce che ami il miraggio e non vuoi andartene e allora ti tenta: “ma forse il lavoro c’è, ma aspetta un attimo”. Poi no, non ce la fai, Perchè guardi da fuori, come un acquario e lì dentro vedi i tuoi amici fraterni, Vedi chi ha scelto senza saperlo di andarsene, che accanto a te magari ci tornerà se ne avrà voglia. E chi è arrivato.

Nel frattempo tu ti dai dello scemo da solo. Perchè sei tornato, perchè hai resistito un giorno, ma il giorno dopo questa femmina biedda che è Palermo ha provato a sedurti. 
E ci è riuscita. 
Lei, la città più fata Morgana del mondo, ti ha ingannato di nuovo. E tornerai, oh se tornerai.
Nella foto di Linda Smeraldi: la via di Palermo da me percorsa spesso per tornare a casa mia, a pochi passi da lì, dietro il Castello della Zisa.

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