Blood Brothers




- Ciao Paolo!
- Ciao Giovanni...
- Qui lo sapevano tutti che saresti venuto, io però non volevo vederti più. O meglio non volevo vederti così presto.
- Lo so, ma prima o poi dovevamo incontrarci di nuovo...poi presto, cinquantasette giorni per me non sono passati, anzi, ogni minuto mi si appiccicava addosso come una vesta surata. Mi dispiace per i miei figli, per il loro volermi bene costretto dal mio mestiere e Agnese, che ora non avrà più me che le racconto una bella storia ogni sera a rinnovare il nostro amore. Ecco, quello mi fa più male. Più di tutto quello che mi è successo.
- Paolo?
- Che vuoi Giovanni?
- Ma tu dimmi se è possibile che per volere bene a un amico devi sperare di non rivederlo...
- Hai ragione, non ti era mai successo?
- Mai Paolo, sono morto una volta sola, come tutti i coraggiosi, ma non avrei mai voluto la tua morte, nemmeno quella volta sola.
- Eppure pensa che forse, se esisteva un modo per svegliare qualcuno, era che chiudessimo gli occhi noi. Beato il paese che non ha bisogno di eroi. Ma noi non ci sentivamo eroi. L’eroe arriva, ha tutti dalla sua parte, mette le cose a posto e salva il mondo.
- Hai ragione Paolo, non eravamo eroi, anche perchè invece del mantello a nuatri n’attuccavanu carte processuali e colleghi invidiosi.
- Senza contare che la nostra paura era pure quella di fare male a chi ci faceva da scorta. Io la prima volta che vidi Emanuela Loi, mi parse così bella che le dissi “ma sei sicura che devi fare tu la scorta a me, mi sa che devo farla io a te”. E poi tutti i ragazzi, almeno loro. Penso ad Agostino Catalano, mischino, vedovo, che si era risposato e aveva due figli, oggi manco ci doveva essere.
- Ah no?
- Ncachì, Giovà, fu che eravamo sotto il numero sufficiente e si offrì, ma penso pure a Vincenzo, a Walter che pure ha sostituito un collega, a Claudio. Alla gente dei palazzi.
- Lo so, Come dissi poco prima di morire, qui per essere credibili bisogna essere deceduti, da vivi ti guardano come fossi una sorta di disturbo, io manco uscivo più a mangiare fuori o al cinema, ogni volta bisognava fare sgomberare tutto. Però sono contento di vederti, o forse dovrei dire scontento.
- Offrimi una sigaretta Giovà, che adesso ci resta solo memoria. E tempo. E quella cosa che sembra che non arrivi mai. E io quando arriverà sorriderò, pure da qui dove sono adesso con te, che almeno ho un buon amico con cui ridiscutere e anche scornarmi, come facevamo ogni tanto, quella cosa la vorrei finalmente vedere e capire come è fatta, ne abbiamo parlato, l'abbiamo chiesta, invocata e pretesa. Ma chissà come è fatta quella cosa.
- Cosa?
- La Giustizia, Giovà! sarebbe pure ora di cominciare a sorridere per giustizia. Amunì, vediamo dove mi hanno sistemato, macari è come in vita e abbiamo le stanze vicine.

La foto mai dimenticata, è di Tony Gentile.

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