SUCAPRUNO




A turno siamo tutti automobilisti con la sindrome denominata scientificamente “Sono Uno Con Automobile Per Raggiungere Un Nuovo Obiettivo”. In acronimo SUCAPRUNO.
La sindrome del SUCAPRUNO colpisce in maniera trasversale ogni automobilista, dal Suvvia ( proprietario di SUV per la via) al WWF (proprietario di Panda e in quanto tale in via di estinzione). Consiste in una improvvisa mutazione di atteggiamenti. Si adotta un piglio con mascelle dure e gonfie come uno scoiattolo abboffato di noci. Espressione incazzata, signor Carunchio con la Melato per intenderci. E un fumetto leggibile fin dalla fine della strada che ci orbita sulla testa: “ma cosa cazzo ne sapete voi di tutto quello che ho da fare io”. Da quel momento diventiamo Hamilton costretto a rallentare dalla Safety Car.

Facciamo ruggire il mezzo odorando il culo ad ogni macchina che osi frapporsi tra noi e la meta agognata. Non si salva nessuno, nemmeno la cognata della meta suddetta. Urliamo epiteti ipotizzando parentele fino alla settima generazione, ovviamente al confronto a Sodoma e Gomorra giocavano a biliardino e a nomi cose e città, rispetto a quello che diciamo dei congiunti del guidatore che ci ostacola.

Il tutto perché questa sindrome ci fa apparire le nostre incombenze come fondamentali rispetto agli accadimenti dell’orbe intero. E sembra che dobbiamo salvare il mondo, spedire un rene in Lapponia per una operazione urgente, sostituire Razzi nel ruolo di paciere tra Trump e il bimbo permaloso occhiamandorla che gioca con le bombe. La faccia è quella di Chuck Norris a cui hanno appena pisciato sul copertone del fuoristrada.

La sindrome del SUCAPRUNO, crea una alea di onnipotenza che fa apparire ostacoli irrilevanti i semafori, stop, strisce pedonali. E chiunque orbiti intorno ad essi. Ci sentiamo sovrani del mondo.

Il problema è che più che un portamento regale, sembriamo come l'imperatore della novella di Andersen, che credeva di essere bello nella sua veste ed era semplicemente ridicolo, perché nella sua illusione non si era accorto di essere nudo.

E quando ci comportiamo così, diventiamo esattamente ciò che la sindrome suggerisce, dei SUCAPRUNO. Ma stavolta senza acronimi scientifici.

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