Ma la porterò via




Noi siamo le comparse. Siamo uomini in divisa, per voi non esistiamo, esattamente come un poliziotto o un carabiniere, fino a che non ne avete bisogno sono figure sullo sfondo.
Non vi chiedete come stiamo, se soffriamo o se abbiamo un mutuo da pagare. Per voi siamo solo un distributore di bevande, una figura discreta a cui allungare una mancia.
No, nessuna lamentela. Ci mancherebbe. Di questi tempi avere un lavoro è già una esenzione. Una dispensa papale da qualsiasi difficoltà.
Sono un cameriere, un cameriere di un Hotel. Sono la figura sfumata delle fotografie quando vi fate i selfie. Sono quello che passa nello sfondo. Non sempre. A volte sono in una foto di gruppo con voi. Sono la prova, la pistola fumante che sapete fare amicizia con chi ha curato la vostra vacanza come fosse sua. Perché vi piace sapere che abbiamo a cuore il vostro star bene. Che vi guardiamo con occhiate neutre mentre andate in piscina. Vi piace non curarvi del fatto che siamo lì mentre corteggiate donne bellissime, che siamo quelli del caffè in vassoio ma che non guardano il bikini, noi non abbiamo emozioni.
Raramente succede che chiediate come stiamo. Ancora più raramente volete una risposta diversa e articolata. “Bene, grazie”, basta e avanza. Una volta sì, stavo per dirlo. Un uomo più sensibile degli altri. Oppure solo più osservatore. Sapete, ci sono anime che hanno una dote, vedono dall’alto, come i droni. Non guardano solo la punta delle scarpe e le chat, arrivano a capire le conversazioni nascoste che si muovono dietro un sorriso.
È stato mentre portavo il vassoio con aperitivo per quattro che l’ho vista.
Io la vedo sempre, ma quella volta, mi è piaciuta la magia involontaria del suo collo che incrociava la mia traiettoria, dei suoi occhi che hanno staccato dal foglio di prenotazione per sorridermi, sarà stato un caso, magari non si ricordava bene un particolare cognome, ha alzato gli occhi e ha incrociato il mio sguardo, forse era solo cortesia di colleghi.
Che bello che è stato quel lago nei suoi occhi. Anche se era solo un lago cortese, per nulla innamorato, è stato un lago che ha cambiato la giornata di un masso come io sono, un uomo immobile, spostato solo per ordine di altri, mosso solo da esigenze di bevande o cibo. Un sasso capace di commuoversi con l’acqua azzurro verde dei suoi occhi.
Sì, è acqua di lago. O di laguna. Invischia, attira, invita, incastra.
Lei riceve i clienti, ogni mattina non so quali sono i pensieri quando guarda lo specchio, ma so che qui, accoglie. No, non parlo solo di professionalità. Lei è un sipario. Il suo aprire la bocca per sorridere non è solo una pratica da scrivere, è un sorriso senza insidie, nemmeno per uno sconosciuto.
Però quel sorriso si ripiega come un’aquila stanca, quando il cliente è andato.
Io dal mio posto, mi sono detto tante volte mentalmente di andare da lei e parlarle. Le direi “lo so, guarda che le vedo le tue onde in un lago troppo calmo, vorrei esserne la causa. Vorrei che tu perdessi il sorriso per delle domande, per chiederti se ti stai innamorando, di me.”.
Forse state già pensando che non c’è bisogno di essere così melensi, è solo una infatuazione a distanza. Se lo pensate, siete già morti dentro. Avete perso l’anima. Perché le anime si incontrano molto prima. Vagano come spettri, sono il nostro radar, scappano da noi, ma non sentite il sussulto e se lo sentite, lo scambiate per la vibrazione del telefonino. Loro vanno, anticipano, si parlano, sanno già, capiscono o se non si sopportano, loro sanno. Ma noi siamo sordi. E quando arriviamo davanti alla persona, entrambi siamo convinti di averla già vista, la frase più banale: “non ci siamo già visti?”, spesso la risposta è no, ma dovrebbe essere sì.
Adesso sta consegnando le chiavi. Il signore davanti a lei  sorride, rallenta nel prendere le chiavi e le sfiora le dita, sorridendo, lei sembra aver vetrificato il sorriso, sembra non gradire. Quando una donna gradisce una attenzione lo capisci, gli occhi e la bocca sorridono come una ola allo stadio, gli uni dietro l’altra. Quello è un sorriso di cristallo freddo tirato fuori dalla ghiacciaia.
Alla portineria non lasciano mai la mancia. A noi sì. Non so perché, ma sembra che sia un’usanza. Non so. So che io oggi ho lavorato tanto. E sto per staccare. Ho tante mance, per una volta potrei dimenticarmi della gara di sopravvivenza al limite del fine mese che la vita ci impone e osare.
Oggi ha sorriso poco, e per questo, il sorriso diventa l’azzardo di una puntata. Chiederti se sei o non sei tu, a creare per una volta quella ola di occhi e denti, e di una serie di sì, che ti fanno immaginare un giorno, due, tessere di mosaico che gli innamorati chiamano vita, anche quando si litiga e si lotta, anche quando il desiderio lascia il posto al mutuo e per ritrovarsi ci vuole una vacanza che non arriva mai. Anche lì.
Ho tante mance, e un congelatore pieno di sogni.
Una volta ho sentito una canzone che parlava di un portiere di notte, che incontrava una donna ogni sera, ne era segretamente innamorato.
Vanno via, e non tornano più
non danno neanche il tempo di chiamarli.
E non lasciano niente
non scrivono dietro il mittente
e nelle stanze trovo solo luci spente.
Sapeste che pena per chi organizza la scena
restare dietro al banco come un cane
con la sua catena
E lei che viene spesso a notte fonda
è così bella, è quasi sempre bionda
è lei che cambia sempre cavaliere
e mi parla soltanto quando chiede da bere.
Ma la porterò via
e lei mi seguirà
prenoterò le camere
in tutte le città
la porterò lontano
per non lasciarla più
la porterò nel vento
e se possibile più su
Lui nella canzone non trova il coraggio di confessarle il suo amore.
Io non lo so come chiamare questo sangue che porta le mie gambe ad avvicinarmi al sipario del suo sguardo e sfidare la sorte e la mia vergogna.
Forse che le mance sono state tante da sentirmi ubriaco.
E che la pizzeria in fondo alla strada è aperta. E che lei oggi è venuta a piedi e con lo sguardo spento. E che sembra che le piacciano le cose semplici, come a me. Che fin da ragazzo, un cartoccio di patatine, un cinema, una pizza e i baci di un amore che pensavo eterno bastavano a tutto. A tutto. A non dormire la notte.
Però questa notte la porterò via, lei mi seguirà, non la lascerò più e quando ci sorprenderà l’inverno, lei sarà con me a girare per decidere che film vedere, stringendosi forte.
Adesso la invito.
Prima servo l’aperitivo alla signora del tavolo 15.


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