La filosofia di Stan Laurel





Siamo tutti il “non mi va a genio” di qualcuno. Per quanto ci consideriamo inappuntabili e specchiati, non piaciamo a tutti e non tutti pensano che ci comportiamo come proclamiamo. Anche perchè da quando ci hanno dato una platea virtuale, siamo pieni di buoni propositi che postiamo senza attuarli. Diceva Sheldon Kopp: “tutti mentono, sì, anche tu e certamente io.”.

Tuttavia a volte riemerge quel prurito, specie nelle viscere di chi ha un’autostima ad ottovolante, se qualcuno non convince fino in fondo, invece di fuggire, restiamo, proviamo a trovare un varco, cerchiamo una possibilità. E non sono solo le persone fragili, a volte fior di caratteri forgiati, diventano pane marcio inzuppato a lungo nel latte, se mantecati bene da una passione distorta.

Riempiamo di razionalità i nostri ragionamenti e forse col tempo, in tarda età riprendiamo a dar retta alle viscere. E cominciamo a dirci che forse non siamo poi così male come veniamo dipinti da qualcuno, ma nemmeno così belli dentro e fuori come supponiamo di apparire. Ci impariamo a perdonare. E pensiamo che forse, magari, non essendo andati d’accordo con qualcuno, forse abbiamo perso un’occasione reciproca. Ma sticazzi.

La stessa indulgenza che dovette usare con se stesso Stan Laurel. Il buon Stan nel 1910, divise carriera e spazi con un gigante futuro del cinema, Charlie Chaplin, entrambi nella compagnia di clown di Fred Karno. Stan era un mite, nonostante venisse da un disastro di famiglia, Chaplin invece, la sua famiglia disgraziata, la trasformò dentro se stesso in carrierismo, cupidigia e ambizione. Il risultato fu che molte macchiette di Stan Laurel, vennero riprese e lavorate da Chaplin, tra cui una del celebre “il grande dittatore”. Chaplin copiava spesso e senza remore Stan Laurel. Fece sua anche una parodia che Laurel mise in scena in una audizione dove poi non fu preso. Laurel provò anche ad avere un sodalizio con Chaplin, ma non riuscì e Chaplin, nella sua biografia, non menziona mai il futuro Stanlio.

Laurel con grande signorilità, non si lamentò mai in pubblico, conobbe tempo dopo un omaccione corpulento, Oliver Hardy, con cui divennero Stanlio e Ollio. Laurel con lui andava d’accordo, talmente tanto che alla morte del partner, Ollio non scriverà quasi più nulla per il cinema, una stima e un rispetto enormi. E un rimpianto sempre più lieve, quello di non aver mai dato vita ad un sodalizio comico con una persona con cui non si prendeva di carattere.

Perchè alla fine se non ci si prende, non ci si prende e la “fame” dovrebbe darci elementi importanti. A proposito, quando stava per morire Stan Laurel ebbe come unico rimpianto di non essere a fare altro. Come disse ad una infermiera.
“Mi piacerebbe essere a sciare”.
“Lei scia, signor Laurel?”.
“No, mai fatto, ma mi piacerebbe esserci lo stesso”.

Guardo gli asini che volano nel ciel….


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