L'uomo senza macchia




Si avvicinò e lo guardò. Voleva sputargli contro.
 - Guardati parassita, tu rubi, sei un infame, vieni qui a fare la bella vita mentre la povera gente annaspa, fai schifo.

L’altro non rispose, rimaneva lì, a fissarlo, non rispose e basta. Non c’è un motivo per rispondere.

- Non mi piace il tuo silenzio, stai pensando sicuramente come fotterci. Perchè noi eravamo in un posto dove si viveva bene e poi sei arrivato tu, con la tua carnagione scura, e ci provochi, noi non trattiamo male le donne, non abbiamo i valori che hai tu, noi viviamo onestamente e lo sai. Per questo non rispondi, perchè ti vergogni. Anzi nemmeno ti vergogni, non dici niente perchè ti senti pure superiore. Ma chi cazzo ti credi di essere che vieni qui a minacciare la nostra democrazia?

Si avvicinò ancora di più, a metà tra la voglia di apparire temerario e la paura di una reazione. Fece due passi e uno indietro, un gambero. Un gambero che dubitava delle sue zampe, della sua esistenza ma doveva fare il suo dovere, quello di gambero che ogni tanto finisce in tavola, ma spera di no.

- Allora? Stronzo? Poi siamo noi i cattivi? Eh? Testa di cazzo perchè non rispondi? Perchè voi vi credete meglio, siete indietro. Da noi abbiamo democrazie che portano avanti le loro idee e non fanno compromessi, abbiamo governi formati da persone che portano avanti le pretese di chi ha bisogno, senza di voi avremmo lavoro, non avremmo delinquenza e staremmo bene.

Stavolta perfino lui che ci credeva, dovette cacciare indietro un rigurgito, gli venivano su parole come “inciucio”, “femminicidio”, “ad personam”. Compromessi. Era andato avanti per compromessi travestiti da libertà. Casa, lavoro, televisione, tanta. E i social, le chat tanto per fare i seduttivi a ore, prima del sonno inquieto.

- Cos’è, non parli eh? Io invece sì. Io tiro fuori i coglioni, io ho il coraggio delle mie idee, ogni giorno. Sui social, mentre tu rubi, rubi il lavoro mentre io timbro il cartellino. E scrivo anche dopo che ho timbrato il cartellino, anche mentre dovrei lavorare, perchè le idee che ho io devono saperle tutti perchè se sono importanti per me, lo sono per tutti. E tutti devono saperle e accettarle. Se no li banno. Li cancello, puf. Questa è democrazia.

L’altro in silenzio.

- Parla, cazzo! Fai vedere che sei rimasto colpito da quello che dico, stupisciti!
Silenzio.
- Allora ora scrivo su facebook quanto siete stronzi che nemmeno replicate!
Silenzio.
- Ecco! E mi faccio un selfie mentre tu da lontano taci, scuro e stronzo!
Silenzio.

- Non sfidare la mia pazienza di persona civile, io metto tutti i simboli contro la violenza, io metto aforismi di pace. Io sono un uomo buono, capito stronzo? Capito??

Diede un pugno alla figura nera, che sembrò rispondere, rispose anzi. Gli usciva sangue da una mano con cui aveva dato un pugno. Indubbiamente aveva risposto e aveva anche urlato una cosa incomprensibile, vetrosa. Si avvicinò per capire se quel sangue era suo o era anche dell’altro, se magari lo aveva ucciso e chissene, uno di meno.
Sentì un rumore sotto le scarpe. Guardò. Cocci. Cocci di vetro. Guardò davanti a lui, l’oggetto del suo odio.
Campeggiava uno specchio. Uno specchio rotto, con una macchia nera all’altezza del viso. Quasi come se, chi si rifletteva, pareva avesse la pelle scura. Per il resto tutto uguale. Tutto.


Powered by Blogger.