Eravamo tutti artisti

Una donna delle pulizie di un museo di Bari ha inavvertitamente buttato nell’immondizia una preziosa opera d’arte moderna. L’opera si componeva di un biscotto sbriciolato sul suolo. Non scherzo. Sembra che ultimamente succeda abbastanza spesso di scambiare opere d’arte per ciarpame. Un muratore ha tappato un buco nel muro credendolo appunto, buco. Non sublime opera d’arte. Stessa cosa al museo di Dortmund dove un’altra povera donna ha fatto quello che avremmo fatto tutti, passare il mocio sopra una macchia nera, che invece era parte di una composizione preziosa da un milione di dollari. Ora gliela vogliono pure addebitare.

Questo porta a due considerazioni, o siamo davvero diventati un popolo di cafoni ignoranti e non capiamo l’arte, oppure è l’arte che non si riesce a spiegare molto bene ultimamente. Oppure, per ogni latta d’olio di macchina rovesciata sulla patta dei pantaloni, per ogni passaggio di mano sporca di patatine sulla blusa, siamo stati artisti e non lo sapevamo.

Io propendo per questa seconda ipotesi. Per cui propongo un esperimento di catarsi collettiva. Ognuno di noi, congiuntamente, rivolga un minuto di rancore profondo verso i propri genitori, responsabili di avere distrutto innumerevoli composizioni artistiche, che noi faticosamente creavamo sotto il tavolo a colazione con i biscotti sfarinati e sputacchiati. Poi torniamo tutti alle nostre quotidiane attività. Convinti che potevamo essere geni immortali, se solo ci avessero incoraggiato e non cazziato per le briciole e le macchie di latte, lasciate per terra.

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