Guarda il mondo con i miei occhi




Guarda il mondo come se avessi i miei occhi, ora prova a dirmi che emozioni ho.
Ci possiamo provare in tanti, alcuni magari ci riescono davvero. Quegli esploratori coraggiosi dei cuori altrui, che entrano con rispetto sacrale tra i ventricoli lesionati, che trovano la ferita e provano a lenirla, guarirla non sempre, con unguenti di parole che disinfettano. Certo all’inizio brucia, ma poi fa bene.

No, non si riesce a vedere con gli occhi di un altro. Non si può, è impossibile. Ci possiamo riempire la bocca delle parole ormai molestate continuamente dai social. Empatia, comprensione. Ma dove? Quanto vengono al chilo?

Però, però le favole un fondo risicato e quasi invisibile di realtà la mantengono, alla fine del silos capiente di leggenda.

Il ragazzo che vedete nella foto col berretto si chiama Josè Richard. A undici anni i genitori si accorgono che non risponde facilmente alle parole. E non è per disubbidienza ai rimproveri. L’udito di Josè si sta spegnendo come una candela al vento. E come quella candela, anche i suoi occhi.
Il nome della sua malattia è semplice e sembra lieve. Sindrome di Usher, del terzo tipo. Un male diabolico, si occulta per i primi anni di vita, poi pian piano bussa, prima provoca sordità, poi una retinite inesorabile. In poco tempo si è sordi e ciechi. La candela ha smesso di brillare senza un fiato.

Josè però ha una passione e non avrebbe voluto tranciarla. Gli piace il calcio. Tifoso del Millionarios, squadra Colombiana di prima divisione, non intende anche dopo che è calato buio e silenzio di mollare tutto. Ad aiutarlo è Cèsar, un suo amico. Un giorno inventa un modo a metà tra il gioco e l’aiuto, per far seguire le partite a Jose. Un cartoncino che diventa un campo di calcio, in cui le mani di Josè e Cèsar si intrecciano o si inseguono, riproducendo esattamente le azioni in campo. Così Josè “sente” la partita grazie al suo amico. Ogni domenica. Voi direte: va già bene così, è una bella storia di amicizia e di aiuto del più debole. Eh no, qui viene il bello. Perchè Cèsar è tifoso del Santa Fé. Per chi non lo sapesse, la rivalità tra Millionarios e Santa Fé, è pari a quella tra Roma e Lazio. Quindi Cèsar rinuncia ad andare a vedere la sua squadra del cuore per far vedere la partita all’amico.

Ma non solo, all’ultimo derby, il Santa Fé le ha prese da Millionarios, Cèsar ha mimato la sconfitta dei suoi idoli, ma non si è arrabbiato, perchè sul volto di Cèsar era dipinta felicità pura. E lui era felice altrettanto a quel punto.

Cosa dicevamo? Guarda il mondo con gli occhi miei, dimmi, cosa provi? Ora sì, stavolta è possibile. Sipario.


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